domenica 31 ottobre 2010

Barriere galleggianti contro le fuoriuscite di petrolio.

Con le bottiglie di PET si può fare anche questo, bloccare il petrolio. Riutilizzando le bottiglie destinate alle discariche i designers Min A Namgung & Jangwoon Kim hanno elaborato un progetto dalle caratteristiche molto interessanti, concettualmente semplice ed eticamente forte.


Il progetto è un arnese in gomma dove da un lato si avvita il becco di una bottiglia e dall'altra si incastra il fondo di un altra bottiglia creando così una maglie capace di comporre una catena infinita.

Questo tipo di barriere potevano essere usate per il disastro ambientale successo nel golfo del Messico a causa dell'esplosione di una piattaforma petrolifera della British Petroleum, non ancora risolta e che provocherà danni all'ambiente per decine di anni, speriamo di non avere più bisogno di progetti come questo per tamponare i disastri provocati dalla cecità umana. Per capire meglio e approfondire questo piccolo ma pregevole oggetto vi rimando al concept qui di seguito riportato.



martedì 19 ottobre 2010

I fiori di Gulnur.

Gülnur Özdağlar ha imparato a stupirci, le sue nuove creazioni della serie "inner nature" (natura interiore) sono la prova della grande perizia tecnica e creativa che l'artista ha acquisito nel tempo utilizzando il PET come materiale predominante.


L'ispirazione alle forme naturali con la reinterpretazione di varie specie di fiori è un tema affascinante che Gulnur, grazie alle bellissime foto e all'uso sapiente del materiale, rende uniche ed emozionanti,


Inserisci linkcontinueremo a seguire le sue creazioni con molto interesse.
se volete acquistare le sue creazioni:
http://www.etsy.com/shop/gulguvenc
http://minthe.jetshop.se/
http://www.odc-paris.com/products/tertium
http://www.envi.me/brand.php?id=44
sito internet:
http://www.gulnurozdaglar.com/index.html
http://gulguvenc.blogspot.com/

giovedì 14 ottobre 2010

Il Pet riciclato si può utilizzare!

Da poco più di due mesi è entrata in vigore un Decreto ministeriale che rende questo paese un pò più civile.

Si tratta del Dm Salute 18 maggio 2010, n. 113 aggiornamento del Dm 21 marzo 1973 - relativo alle Bottiglie in polietilentereftalato riciclato, pur essendo abbastanza restrittivo è pur sempre un passo avanti che si attendeva da quasi 40 anni, così il Pet riciclato potrà derogare al divieto stabilito dall'articolo 13 del Dm 21 marzo 1973 relativo all'impiego di materiale plastico riciclato usato nella preparazione di oggetti destinati a venire in contatto con alimenti.

Ai fini della deroga, le bottiglie di recupero devono essere costituite da Pet originariamente idoneo al contatto con alimenti mentre i produttori di bottiglie potranno utilizzare solo PET riciclato accompagnato da una documentazione atta a dimostrare, mediante un challenge test, che il processo di riciclo utilizzato sia in grado di garantire la conformità dell'oggetto finito ai requisiti di idoneità di cui all'art. 3 del Regolamento CE n. 1935/2004. Le bottiglie dovranno comunque contenere almeno il 50% di Pet vergine e potranno essere utilizzate per le sole acque minerali naturali.



Attendiamo se dopo questo importante passo avanti sia Ferrarelle spa, che aveva già da tempo parlato del progetto b2b (bottle to bottle) un progetto per il recupero e il reimpiego del Pet, che le altre importanti aziende italiane mettano in atto quei processi virtuosi che tutti i consumatori si attendono!
fonte immagini: Montello spa
fonte parte del testo: La Perfetta Letizia

sabato 2 ottobre 2010

Inimmaginabili gioielli di Wanda Romano

Siete ancora dell'idea che riusare il PET derivante da contenitori post-consumo sia solo un esercizio creativo? Che produce oggetti di poco valore? Che non sia capace di trasmettere emozioni?
Sono sicuro che questa volta cambierete idea! Si, sono sicuro che dopo aver visto i gioielli creati da Wanda Romano cambierete idea. Sono gioielli che trasmettano emozioni inaspettate pur essendo quasi tutti di PET, si perchè attorno al PET, che la fa da padrone, c'è pure un po d'oro e di pietre preziose che, credetemi, passano in secondo piano. Per presentare l'artista e le sue creazioni nel modo migliore vi riporto integralmente un ottimo e completo articolo di Gloria Caminiti pubblicato sulla rivista Plastix n°2, Marzo 2009, rivista tecnica sulle materie plastiche, edita da Tecniche Nuove.

Wanda Romano
Gioielli controcorrente

Fiammate di colore, forme inusuali, trasparenze che si librano, si confondono e si arrampicano a formare anelli dallo straordinario fascino. Sono le creazioni in PET dell’artista designer Wanda Romano, i cui progetti sono nati da anni di sperimentazione sui materiali di riciclo.


vanno controcorrente: sono oggetti di lusso, ma hanno umili origini. Nascono dalla passione per la ricerca e dall’insolito piacere di sovvertire le regole più comuni. Appartengono alla categoria del ‘design art’ e sono, infatti, uno straordinario mix di arte scultorea, oreficeria e design. Sono così gli anelli di Wanda Romano, artista formatasi in scenografia all’Accademia di Brera e con un background di artigianalità sartoriale, oggi residente a Madrid. “Il mio lavoro – afferma – si muove tra il design e l’arte. Gli oggetti prodotti sono tutti pezzi unici e nascono per essere indossati. Inoltre, appaiono fragili, mentre sono estremamente resistenti”. La sua produzione è autofinanziata. Una volta realizzati, i bijoux vengono proposti a gallerie d’arte, musei o collezionisti. Per lo più modellati da un’unica forma piana, gli anelli sono creazioni che sembrano librarsi nello spazio: si aprono e si sfrangiano per adattarsi alla mano. Forme e colori si mescolano in un vortice dal forte cromatismo e dalle sinuosità inusuali. Talvolta, l’anello si arrampica, segue il dorso della mano e arriva fino al polso, dando vita a un bracciale”. L’ultima esposizione a cui ho partecipato – precisa l’artista – è stata al museo Plart di Napoli: un’installazione personale con 54 pezzi di gioielleria, più 10 broches nate per l’occasione”.

Dalla materia all’idea
“La mia vita professionale – racconta Wanda Romano – ha seguito una traiettoria anomala. Ho lavorato come insegnante e, parallelamente, ho iniziato la ricerca su materiali di riciclo. Tale lavoro, i cui inizi risalgono a dieci anni fa, mi ha portato a sperimentare materiali di scarto quotidiano, tra cui il più interessante è risultato il PET, una macromolecola con caratteristiche particolari: trasparenza, flessibilità e resistenza”. I progetti dell’artista designer nascono da uno studio approfondito del materiale, da cui lei stessa part
e per elaborare l’idea. Ciò che più affascina Wanda Romano è proprio il processo di trasformazione che la materia subisce, per cui dei gioielli nascono dal riciclaggio del polietilene tereftalato, lo stesso delle bottiglie per bevande, oggetti estremamente comuni della nostra quotidianità. Ne risulta una combinazione che ha il fascino del vetro, ed è resistente e leggera. “In un contesto come quello attuale – sottolinea –, le materia plastiche sono sempre più diffuse e utilizzate tra l’altro come contenitori e involucri per alimenti. Il riciclo è spesso un problema per l’ambiente, dato che la loro fusione provoca esalazioni tossiche. Da un punto di vista puramente estetico, però, questi involucri hanno consistenza e colori straordinari”.

Il PET e i suoi perché
Tra le molteplici plastiche trovate negli scaffali dei supermercati, il materiale prescelto per la realizzazione dei gioielli è stato il PET. La scelta è stata dettata, come si è visto, dalla consistenza, dalla duttilità, dalle caratteristiche di trasparenza e di colore di questo materiale. “Il lavoro ottenuto con il PET è legato all’idea di gioiello/scultura da indossare, quindi di un oggetto che vesta la mano e che non sia un semplice ornamento
– osserva la designer –. Il materiale, leggero e resistente, si presta per la realizzazione di anelli di grande dimensioni, ma facili da indossare e di notevole effetto estetico”. Tra gli obiettivi prioritari di Wanda Romano c’è anche quello di dare nuova vita al materiale plastico, ovviamente decontestualizzandolo e modellandolo sapientemente. “La materia, così lavorata, rinasce e diventa gioiello vero e proprio – dice –, con preziose nuance cromatiche e con trasparenze che trasmettono fragilità e rigore tecnico. Nel contempo si rivelano contrasti e armonie che rendono l’oggetto misterioso”.

Un mix di oreficeria, sartoria e arte vetraria
Ogni pezzo di Wanda Romano parte da un progetto, ma è anche il frutto di un quid imponderabile, dovuto alla reazione della materia al calore. “È per questo che considero l’imponderabile parte integrante del mio lavoro – segnala l’artista –. Certo l’acquisizione di competenza tecnica è stato un percorso fondamentale, ma non immediato, proprio per le caratteristiche intrinseche alla materia. Con una pratica continua, ho potuto raggiungere e mettere a punto una tecnica tra oreficeria (per gli strumenti utilizzati), sartoria (per il taglio che viene fatto per dare forma al PET) e quella dei maestri vetrai (per le finiture necessarie). Messa a punto la tecnica, le infinite possibilità del materiale mi hanno permesso di sperimentare forme e volumi inaspettati e in continua evoluzione”. Così, dopo una fiammata, il colore allo stato fluido scorre sul banco di lavoro e prende forma, componendosi in lingue e ricci di sorprendente tridimensionalità. Scaturiscono singolari forme anatomiche, volumi architettonici impensabili, limpide trasparenze che nobilitano il PET, divenuto gioiello. Qua e là un piccolo punto di cucitura trattiene ora una voluta ora un petalo. I confini tra arte e design, in questo caso, sono davvero labili. È per ciò che, secondo Wanda Romano, un bravo designer deve avere sensibilità, ma anche la capacità di captare le idee e di concretizzarle. “Il nostro compito è rendere visibili e tangibili le idee. Ritengo anche fondamentale che le mie creazioni siano usate e, in questo modo, continuino a essere vive”.

Vicini alla natura
Bijoux dalla forte valenza estetica, i gioielli di Wanda Romano hanno anche un significativo impatto concettuale: nascono da un materiale di scarto, che rappresenta un problema per l’ambiente, e si trasformano in un oggetto dalla forte identità, prezioso al pari di un gioiello fatto con materiali ‘nobili’ e convenzionali. “I motivi floreali, scelti per la realizzazione degli anelli – aggiunge la designer –, sono di ispirazione vagamente Liberty e a loro volta alludono alla capacità della materia plastica di avvicinarsi alla natura con forme e colori. Infatti, i miei anelli hanno la forma di fiori, foglie e volute, elementi che richiamano anche l’acqua per la fluidità delle linee e le trasparenze”. L’assemblaggio di tutti questi elementi avviene calibrando colore e forme direttamente sulla mano, per dare all’oggetto vestibilità. “Sovrapponendo gli elementi plastici – continua la Romano – si possono ottenere sfumature infinite che, grazie alle trasparenze, permettono di giocare con gli effetti di luce. Luce e colori che, ancora una volta, richiamano la natura e ci riportano alle trasparenze e alla ricchezza barocca dei vetri di Murano. L’apparente fragilità contrasta con l’essenza stessa dell’oggetto, indistruttibile come la materia di cui è composto”.

‘Ambaryoro’, il valore dell’idea
La sperimentazione è parte integrante del lavoro e del processo creativo di Wanda Romano. Tra le sue produzioni, l’anello ‘Ambaryoro’ rappresenta un’importante tappa evolutiva della sua ricerca. È infatti il primo pezzo realizzato in PET e oro. “A differenza dei tradizionali gioielli – spiega la designer – qui l’oro è assolutamente secondario alla plastica. È il PET, sapientemente lavorato, a fare il gioiello, mentre il metallo prezioso serve solo come supporto. Plastica e oro, dunque, hanno lo stesso valore e rappresentano l’essenza del mio modo di concepire il design, per cui il valore è espresso esclusivamente dall’idea”. La difficoltà maggiore nella realizzazione del gioiello è stata il far dialogare i due materiali, in modo che il metallo non risultasse troppo pesante. Da qui la soluzione: creare un supporto diviso in due cerchi, che assolvono a una funzione estetica – in quanto danno leggerezza all’oggetto – ma hanno anche una funzione pratica, visto che creano maggiore presa per insertare la parte con PET. FINE

Altro post di gioielli di PET.

sabato 25 settembre 2010

Stampaggio ad iniezione PET Post Consumo

Torno dopo un po di tempo di inattività con una interessante segnalazione ricevuta da Stefano Corinaldesi, ospite gradito del Blog, che ci aggiorna sulle sue sperimentazione di riciclo del PET e altri materiali ricreandone di nuovi con prestazioni tecniche da specialisti, che ci auguriamo possano trovare il giusto riscontro.
Riporto integralmente i file ricevuti e la mail di accompagnamento.
"Da un esperienza fatta relativa all'utilizzo di un PET Post Consumo. Tale PET è stato prelevato dagli impianti di recupero allo stato amorfo. Sono stati introdotti poi degli additivi tenacizzanti che hanno consentito di stampare ad iniezione la scaglia amorfa ed ottenere un pezzo stampato senza problmemi di fragilità. Il peso specifico di detto materiale è circa 1.15 gr/cm3. A disposizione per eventuali chiarimenti cordialmente Stefano Corinaldesi, corinaldesi@live.it.





mercoledì 28 luglio 2010

Come fare una scatola con Pet da riciclo.

Dall'interessante sito di Takashi Utsumi ci viene offerto un bel tutorial per la creazione di scatole porta oggetti tutte realizzate in PET da riciclo.

Dall'esperienza artigiana maturata nel tempo e con la passione che traspare dalle pagine del sito, Utsumi ci stimola al riutilizzo delle bottiglie in PET.

La tecnica è simile a quella utilizzata per il vimini o il rattan, con la quale realizza numerosi oggetti, la materia prima è il nastro di PET ricavato dalle bottiglie grazie ad un semplice attrezzo del quale abbiamo già parlato, la realizzazione di queste scatole ci viene spiegata con semplicità e con l'ausilio di numerose immagini, buon lavoro!!

domenica 18 luglio 2010

KEOREX®, il materiale derivante al 100% da PET recuperato.

Per la presentazione di questo innovativo materiale mi limito a riportare le informazioni tecniche gentilmente inviatami da Keo s.r.l., la società di progettazione della quale abbiamo già parlato e che in un sito completamente rinnovato ci presenta i suoi interessanti progetti.

Il KEOREX® è un materiale derivante al 100% da scaglia di PET recuperato post consumo; è una plastica dalle altissime qualità fisico-meccaniche, riciclabile all’infinito e trasparente come il PET vergine. Essendo un'alternativa più sostenibile ai materiali tradizionali in moltissimi ambiti produttivi, numerose imprese hanno già scelto KEOREX® per i loro prodotti.

A base di KEOREX®, ad esempio, sono: strumenti per la spesa (cestini e carrelli della linea eko-logic® Shop to Shop di Origine S.a.r.l.), articoli da cancelleria, filati per tessuti, eccetera. KEOREX® è un progetto della società di progettazione Keo S.r.l.

Prossimamente approfondiremo gli altri interessanti progetti di Keo.

martedì 13 luglio 2010

Luci di PET…di Marrai a Fura.

Se volete un ampia panoramica sulle lampade fatte con bottiglie di PET non vi resta che leggere questo articolo ricco di spunti e di link per poter conoscere un mondo creativo di luce e di PET.

Scritto dalla giovane ed agguerrita redazione di Marrai a Fura, " portale web con le news dal mondo dello sviluppo sostenibile e della progettazione partecipata".

mercoledì 7 luglio 2010

Guido Viale, "La civiltà del riuso", Riparare, riutilizzare, ridurre

Vi consiglio di leggere l'ultimo libro di Guido Viale "La civiltà del riuso", Riparare, riutilizzare, ridurre. Non avendo la presunzione di recensire il testo vi trascrivo una scheda sintetica sull'autore e la sintesi dei contenuti del libro dell'editore Laterza:

Guido Viale è nato a Tokyo nel 1943. Collabora con “la Repubblica”, “il manifesto” e numerose riviste. Tra le sue pubblicazioni: Il Sessantotto. Tra rivoluzione e restaurazione (Milano 1978, Rimini 2008); Un mondo usa e getta. La civiltà dei rifiuti e i rifiuti della civiltà (Milano 1994 e 2000); Tutti in taxi. Demonologia dell’automobile (Milano 1996); Governare i rifiuti. Difesa dell’ambiente, creazione d’impresa, qualificazione del lavoro, sviluppo sostenibile, cultura materiale e identità sociale dal mondo dei rifiuti (Torino 1999); A casa. Una storia irritante (Napoli 2000); Vita e morte dell’automobile. La mobilità che viene (Torino 2007); Prove di un mondo diverso. Itinerari di lavoro dentro la crisi (Rimini 2009).


In breve
Usato come nuovo, usato perché è ecologico, usato perché non posso fare altrimenti, usato perché mi ricorda qualcosa o qualcuno: le cose hanno una vita che ci riguarda da vicino. Molto di più di quanto crediamo. Potrebbero essere loro il fulcro della civiltà del terzo millennio.
Non facciamo mai caso che in albergo, al ristorante, al bar, al cinema, dormiamo tra lenzuola e mangiamo in piatti già usati centinaia di volte, ci mettiamo in bocca posate che altri hanno già utilizzato, ci accomodiamo su sedie e poltrone che hanno già sostenuto molti altri corpi. L’appartamento dove viviamo, se non è di nuova costruzione, è già stato abitato da molte altre famiglie. Le città che frequentiamo sono già state utilizzate per centinaia o migliaia di anni. L’intero pianeta è stato ed è usato e condiviso da miliardi di altri esseri umani. Dono, baratto, condivisione, abbandono, esproprio e saccheggio hanno da sempre un peso molto maggiore di quanto si pensi: l’atteggiamento, i sentimenti e le finalità che accompagnano queste azioni ci svelano la realtà del nostro rapporto con le cose, che è quasi sempre carico di senso e di affetti, ben più delle pulsioni o dei ragionamenti che guidano all’acquisto del ‘nuovo’, dove prevalgono invece sensazioni e scelte imposte dal mercato. Ma il riuso ha potenzialità nascoste: perché le cose che scartiamo ogni giorno sono tantissime e perché il recupero conviene sia a chi cede che a chi acquisisce, riduce il prelievo di materie prime e la produzione di rifiuti, promuove condivisione e commistione di gusti e stili di vita, aumenta l’occupazione. Promuovere il riuso si può fare in breve tempo e con poche risorse.

Indice
1. La vita delle cose - 2. Il distacco: tenerezze e rancori - 3. Ambigue passioni - 4. In cammino verso il riuso - 5. Cose da recuperare - 6. La cultura del riuso - 7. Condividere i beni - 8. Il souk della sostenibilità - Bibliografia

ho selezionato tre recensioni che potete leggere qui:
http://www.gazeco.it/recensioni-libri/547-guido-viale-la-civilta-del-riuso-
http://recensionelibri.myblog.it/archive/2010/05/11/la-civilta-del-riuso-guido-viale.html
http://mainograz.wordpress.com/2010/06/19/crisi-riuso-libri-e%E2%80%A6/

martedì 6 luglio 2010

Water Bobble, la bottiglia pluriuso in PET 100% riciclato.

Prodotte negli Stati Uniti da Move Collective LLC, in stabilimenti a bassa emissione di anidride carbonica, le bottiglie Water Bobble da 55 cl sono la sintesi delle migliori pratiche ecologiche, sono prodotte con PET riciclato e riciclabile privo di sostanze nocive come PVC e BPA, hanno un filtro al carbone attivo, anch'esso riciclabile, che entra in azione quando si beve trattenendo le scorie, rendendo l'acqua più leggera e gustosa e una forma firmata da un prestigioso progettista come Karim Rashid.

Essendo riutilizzabili all'infinito, avendo cura di sostituire il filtro ogni 2 o 3 mesi o 150 litri, si propone di risolve il problema delle bottiglie monouso.


La bottiglia è stata presentata il giorno 22 aprile 2010, il giorno mondiale della terra, ed è in distribuzione negli Stati Uniti presso AC Moore, Bealls Department Store, Bloomingdales, Boscov, la Canadian Tire, Carson, Container Store, Cracker Barrel, GNC, Home Shopping Network, JC Penney, libri di cucina, REI , Regali Spencer, Wegmans e Whole Foods, al costo di 9.95 dollari.

giovedì 24 giugno 2010

Nastri di luce, Invasura Pet.

Da un progetto di Satorilab, un laboratorio del quale abbiamo già parlato in un precedente post, la lampada "Invasura Pet" realizzata con nastro di Pet ricavato da bottiglie (vedi post),

è un bell'oggetto d'arredo con forma simile ad un cuscino dalla quale escono 4 piedini di una struttura molto leggera di metallo.

La semplicità di fabbricazione, la qualità dell'oggetto e la carica simbolica che porta con se ha fatto si che la produzione, fatta nei penitenziari Brasiliani dalle mani sapienti delle detenute, ha portato ad una distribuzione di vendita in molti negozi



oltre che negli shop di alcuni musei tra i quali il Museo delle Arti Latinoamericane di Buenos Aires, la marca creata per i prodotti realizzati è MARCA CARCEL.

mercoledì 16 giugno 2010

Anche l'estate si veste di PET

Sono sempre di più le aziende di abbigliamento che nella ricerca di nuovi materiali per nuovi modelli approdano ai tessuti ricavati dal PET di riciclo, scoprendo che il polietilene che si ricava dal riciclo è ottimo tanto quanto la materia vergine.

In questo post vi presento una nota azienda d'abbigliamento per lo sport e il mare la Rip Curl, Australiana da sempre attenta all'ambiente, che presenta una collezione di costumi sia maschili che femminili eco-friendly, composti quasi totalmente da PET riciclato.


Tutti i costumi elasticizzati hanno una percentuale di tessuto da materiale riciclato dell'84%, mentre gli altri lo sono al 100%.

L'utilizzo di questi tessuti non pregiudica la qualità, crea maggiore coscienza ambientale e non per ultimo non fa aumentare i costi di produzione e quindi i prezzi di vendita.

giovedì 10 giugno 2010

Sparkling, la sedia in PET e aria ad alta pressione.

Si chiama Sparkling la sedia disegnata da Marcel Wanders per Magis e presentata al Salone del mobile di Milano 2010, è in PET 100% riciclato e la forma dei piedi richiama le bottiglie d'acqua alle quali si ispira.

Le varie componenti della sedia, le gambe e il sedile, sono realizzate sfruttando la tecnica comunemente utilizzata per la fabbricazione delle bottiglie, cioè per soffiaggio,

una volta ottenuti i pezzi si procede al riempimento con aria ad alta pressione, ottenendo elementi molto resistenti e strutturali che formano una sedia solida e leggerissima.

Questa tecnica permette di utilizzare pochissima plastica e dato che la sedia è smontabile ha un imballo ridotto gravando molto meno sul trasporto.


Se volete potete guardare un altra sedia recensita, anch'essa di PET, Bella Rifatta.

Articolo: Sparkling Magis
Nome del prodotto: Sparkling
Colore: verde / trasparente
Designer & Anno: Marcel Wanders, 2010
Produttore: Magis
Materiale: Plastica PET 100% riciclato
Larghezza: 42,3 centimetri
Altezza: 77,6 centimetri
Profondità: 49,0 centimetri